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giovedì 29 ottobre 2015

La magia delle storie brevi

Mi sono imbattuta in questo libro dal cellulare, premendo per sbaglio "Google Libri" invec edi Google Maps. (ma non avevi il Kindle? Diciamo che non ce l'ho più, come chi me lo aveva regalato). Non avevo più voglia di leggere, e questo libro mi ha rimessa in carreggiata. E' un libro cortissimo, ma ne vale davvero la pena.
E' una raccolta di brevi storie, tutte con una punta di sovrannaturale, una più bella dell'altra. Niente di pesante, se vi state preoccupando, non arrivano nemmeno lontanamente a spaventare nemmeno un bambino.
Perché tutte queste storie sono legate dal filone dell'ammore. Ebbene sì, sono tutti pippozzi romantici e, ci tengo a sottolinearlo, tutti etero.
L'ultimo racconto non è un racconto ma una lettera, dolce e meravogliosa, che lei scrive al suo uomo. E non dico nient'altro perché potrebbe essere spoiler, o semplicemente perché basta ripensarci per mettermi a piangere.
Mi ha fatto davvero molto piacere leggere di questa ragazza. Ha un bello stile, esattamente come piace a me -non ti assilla con le descrizioni, ti lascia libero spazio alla fantasia, lascia buona suspance, stile scorrevole e molto leggero. Tale da poter leggerlo in bus, in casa, in mezzo alla strada. Avrei dovuto finirlo in meno di ventiquattro ore, ma ho avuto troppa vita sociale in questi ultimi giorni. Questa ragazza mi è davvero piaciuta e so che ha scritto altro, perciò le rincorrerò sperando di poter fare un'altra bella recensione su qualcosa di suo
Io l'ho trovato gratis su Google Play Libri, e spero che capiti anche a voi così da potervelo leggere. Ne vale davvero la pena.
Alla portata di tutti, e nella challenge potete inserirlo come "libro di storie brevi" e forse anche altrove, ma avendo perso la mia lista non ricordo assolutamente le categorie.
In ogni caso, lo consiglio a tutte quelle anime perdute che credono che l'amore sia davvero solo una cosa da fiaba. E che chi troppo vuole, nulla stringa. Sappiamo di dire la verità, ma in fondo sognare costa solo una pagina in più
AmyJay

domenica 28 giugno 2015

Città di...noia

Mi dispiace ammetterlo, ma almeno il primo capitolo della saga di Shadowhunters di Cassandra Clare non mi è proprio piaciuto.
Banale, scontato, scritto in terza persona. Non ci sono sprazzi di fantasia: si capisce tutto subito, almeno per la prima parte del romanzo, e forse l'unica eccezione è capire di chi sia davvero innamorato Alec. Ma è un dubbio che dura pochi giorni. 
Incredibile ma vero, l'unico personaggio che mi è piaciuto è proprio il Cattivo, Valentine: forse perché è piu in ombra, quindi uno dei meno scontati -anche Hodge e Jocelyn non scherzano- e poi mi piace il modo in cui rivela a Clary la verità.
Idea bella, davvero interessante, ma secondo me scritta con un po' troppa flemma. Doveva essere, credo, più dinamico e forse essere un po' meno prevedibile -mascherare un po' i comportamenti, per esempio, di Simon ed Alec. 
La trama in breve? Adolescente di 15 anni che scopre che nel proprio mondo esistono i demoni ed il loro cacciatori, e lo scopre perché lei è "più speciale" degli umani che di solito non li vedono -i cacciatori-. Ovviamente lei è figlia di Cacciatori, come scoprirà dopo essere stata attaccata da una creatura demoniaca, e capirà i suoi poteri che sono stati offuscati da uno stregone di nome Magnus Bane. Intanto succedono altre 10.000 cose, alcune divertenti altre...beh!
Le descrizioni della Clare proprio NON mi piacciono: sono confusionarie, a mio dire, e forse un po' troppo superficiali. Poi, per carità, mi piace l'idea di essere così dettagliata...ma alla lunga mi annoia. Ho lo stesso problema con Dickens e con Tolkien, per dire. Le do atto della bella idea e di aver scritto un romanzo tutto sommato buono, ma non me gusta.
Io ammetto che non penso di leggere oltre di questa saga, ma se le volete dare una possibilità preparatevi solo una tazza di caffè accanto perché secondo me ne avrete bisogno! 
AmyJay

giovedì 28 maggio 2015

Sorellanza stregonesca - Terry Pratchett

"Qualche volta bisogna essere gentili per essere crudeli"
 So benissimo che prima di Nonna Ogg l'ha detto qualcuno di decisamente non trascurabile, tipo Amleto, ma ogni singola citazione che esce dalla testa e dalle dita di Terry Pratchett va citata con un certo orgoglio.
Prima che possiate dire quello che avete in testa: no, non sono quel tipo di persona che si è messa a leggere Faletti o ad ascoltare Michael Jackson solo dopo che sono morti. Sono il tipo di persona che alla morte del suo scrittore preferito ha deciso di rileggere e di ricomprare (dopo averli raccolti con zelo e averli persi, uno dopo l'altro, chissà dove) tutto il possibile.
E Nonnina Watherwax sembrava essere un ottimo punto di partenza. Il punto di partenza.
A onor del vero, sarei dovuta partire dall'arte della magia, ma Sorellanza stregonesca è uno dei pochi Pratchett che non avevo finito, anni e anni fa, assolutamente senza  motivo. E quindi sono partita da lì, con l'intenzione di proseguire con gli altri due libri della stessa serie.
Ecco, il problema con Terry Pratchett è che semplicemente non esistono parole soddisfacenti, quando si tratta di descrivere una delle sue opere.
Pratchett è (era) brillante, molto british nelle sue battute, denso di citazioni. E' uno di quegli scrittori che devi leggere almeno 4 volte nella vita, ricominciando da capo ogni volta, perché sai benissimo che ti sei perso qualcosa. Sai benissimo che la ricerca dell'ultima citazione non è ancora finita.
Ecco, questo è un ottimo esempio di calderone di riferimenti possibili e semi-impossibili da trovare.
Semi-impossibili, appunto, esattamente come il ritrovamento di questo libro in qualche libreria.

domenica 17 maggio 2015

Ciò che ti rende diverso ti rende pericoloso

Nel secondo capitolo della saga di Divergent, Tris e Quattro (al secolo Tobias) scappano nella terra dei Pacifici e qui scopriamo tutte le funzioni di questi mistici "sieri", e scopriamo che sono uno per fazione: gli Intrepidi hanno quello della paura, i Pacifici quello della Pace, i Candidi quello della verità...e ci mancano Eruditi ed Abneganti, che sono il piatto forte che va gustato per certi versi alla fine e, SPOLIER, per certi versi nel prossimo capitolo. Jeanine Matthews è una cattiva con i contro cazzi, penso una delle migliori mai incontrate in una saga del genere. Fa parlare molto di se, si mette molto in azione, e vorresti ucciderla ad ogni mezza frase. (Piccola nota: il fatto che abbiano scelto Kate Winslet per la parte nella versione cinematografica secondo me è una grande STRACAVOLATA. Pazienza!).
La cosa che mi è un po' dispiaciuta di questo capitolo sono i drammi mentali della protagonista, che in un certo senso creano suspance ma dall'altra, secondo me, l'autrice ha un tantino esagerato. L'avrei voluta più impulsiva, più pazza a tratti. Usando il suo lutto, si poteva "venderla" meglio. Tra l'altro, c'è un tradimento nel libro che mi supera, a livello emotivo, la rabbia provata nei confronti di Murtagh di Eldest -sì, gli ho portato rancore fino a qualche settimana fa XD-. I personaggi sono tutti molto ben delineati, ed anzi hanno ognuno la sua personalità perfettamente delineata nel corso della storia. Solo Tobias e Tris sono più tendenti al cambiamento, o meglio a delle modulazioni del carattere portati da certi avventimenti. In effetti succedono non poche cose: dalle fazioni l'una contro l'altra al completo "sfascio" delle stesse, alla scoperta alla fine del libro della vera origine di questo mondo che è, indovinate, stato deciso a tavolino da qualcuno che...chissà dov'è. Ma si sa che vuole i Divergenti. Ma non per ucciderli, piuttosto...per far si che loro li aiutino. Si svelano diversi altarini, come il passato di Quattro, del padre di Tris, di Jeanine e di Marcus Eaton-padre di Quattro. E devo ammettere che mi è piaciuto TUTTO, tutte le idee che Veronica Roth ha tirato fuori sul passato di lui e di lei. Soprattutto di Jeanine, che ho insultato pesantemente per tutto il tempo.
Coraggiosissima scelta dell'autrice nello scegliere di svelare chi fosse Divergente in determinati momenti, e soprattutto l'ho detestata quando, oltre al tradimento su citato, mi ha mosso un certo personaggio che (per mille serpentelli velenosi, lui) mi salva la situazione meglio di Luke Skywalker in "Una nuova speranza". I caduti di questo capitolo sono molto ridotti, anche perché ce ne sono stati di troppo grossi nel primo libro ed alcune morti erano ancora da Digerire. Ma mi piace molto il modo in cui lei fa morire i personaggi senza tanti fronzoli e, se ci sono, è perché probabilmente sotto ai fronzoli c'è una bomba ad orologeria emotiva che fa impazzire il resto della compagnia -vedasi la relazione tra due donne svelata all'ultimo e commentata da nessuno. Ti adoro, Vero!
Boh, io continuo a dire che come saga mi piace un sacco. Ho già recensito Allegiant quindi è inutile fingere che io non sappia come va a finire, e scusate se ho invertito i posti ma era davvero importante per me dire per prima cosa qualcosa sul capitolo conclusivo.
Ora sta a voi! Io gli darei una possbilità!
AmyJay

Cio' che ti rende diverso ti rende speciale

E così si conclude il nostro viaggio, Tris. E non aggiungo altro, o sarebbe spoiler. Però...però non mi dispiace così tanto. Mi hai insegnato molte cose. E ti vorrò bene sempre. Grazie.

La saga di Divergent la catalogo tra i libri migliori che abbia mai letto. Sarò ingenua, ma secondo me nel mondo di oggi leggere questa saga può aprire gli occhi di molte persone.
Il mondo di Tris si fonda su pregiudizi, esattamente come il nostro: ci sono i Geneticamente Puri, GP, che hanno un patrimonio genetico completo, sano; e poi ci sono i GD, Geneticamente Danneggiati, ai quali sono stati tolti determinati geni -gene dell'omicidio, gene dell'egoismo eccetera...- e sono stati schiaffati in città sperimentali regolamentate dal sistema delle fazioni -Intrepidi, Candidi...eccetera. Ma c'è un chiaro riferimento al passato, e cioè al mondo attuale, dove in fondo non facciamo altro che prenderci a colpi di pistola per motivi futili come la religione, il colore della pelle, l'orientamento sessuale.
Ed a Tris, questa cosa non è piaciuta per nulla. Perché appunto, secondo lei, ciò che ti rende diverso non ti rende nè inferiore nè superiore a qualcuno. Ti rende speciale, unico, inimitabile. E quindi importante. E quindi da proteggere.
Poi c'è chi si ostina a non capirlo, chi vuole fare il capo per forza pur non sapendolo fare -e 'ho trovato un chiaro riferimento alla nostra situazione politica attuale-, c'è chi per salvare laspecie obbligherebbe tutti a riprodursi senza minimamente tenere conto dei sentimenti e dell'orientamento sessuale. Ecco, la cosa che mi è piaciuta di più di Veronica Roth è che parla dell'omosessualità ma senza sottolinearla, esattamente come descriverebbe una qualunque conversazione su di un qualunque argomento. E la cosa mi piace, perché a fare i leccaculo, perdonatemi, ostentando con fare anche un po' saccente nel proprio libro una politica gay-friendly secondo me non si è molto meno omofobi di chi invece sbandiera il suo dissenso. I diritti dei gay per me sono importanti, non vedo la diversità eccetera? Bom, due donne e due uomini nel libro stanno assieme. Chiuso. Viene fuori e nessuno commenta, se non un "non lo dire al capo che vuol farci riprodurre a forza con le femmine perché siamo entrambi GP". Chapeau!
E poi boh...per il resto, lo ammetto, la trama è un po' sempre tutta uguale. L'alternanza di punti di vista tra i due, Tobias(Quattro) e Tris, mi ha messa leggermente in crisi ma il peggio è alla fine (SPOILER: per chi avesse letto New Moon, più o meno succede la stessa cosa che succede a Bella quando Edward la lascia). E...beh, c'è davvero ben poco altro da dire. Se non che...mmmh...chi deve morire non muore mai, porca puttana! U.U Ok, scusate lo sfogo
Comunque, questa saga io l'ho amata e la stra consiglio. Sarò ingenua, sarò stupida, sarò quello che volete ma lei...lei è speciale. Tris è speciale. Forse perché la vedo molto simile a me, così testarda, ingenua, fatalista. Con le mani che le sudano sempre per le forti emozioni, questa sua impulsività a tratti davvero masochista, ma che alla fine la porta a scoprire sempre di più sul mondo ingiusto in cui vive. E monito per noi, essendo un distopico, che anche se scatenassimo l'ennesima guerra non miglioreremmo nulla. Anzi, finiremmo per distruggere il nostro mondo e la natura che è in esso contenuta.
Boh, spolliciate in su a più non posso come trilogia, che si legge in fretta e senza troppo dolore, e potete contrassegnarlo nella reading challenge come romanzo sul futuro, libro con una parola nel titolo, libro ambientato in un paese straniero...
A voi l'ardua sentenza, guys!
AmyJay

domenica 12 aprile 2015

Ciò che ti rende diverso ti rende incontrollabile

Mi sono affacciata a questa trilogia perché, dopo tanto parlare di "Hunger Games", mi sono chiesta come mai "Divergent" e seguiti fossero passati così in sordina. E sinceramente, non lo capisco.
La storia è scritta molto bene a mio parere. Un futuro come quello di Beatrice non è impossibile da immaginare. Sotto di esso c'è una bellissima riflessione filosofica: "il conflitto non ha colore, religione, orientamento sessuale o politico. E' insito, semplicemente, nella natura umana". E tu, a soli sedici anni, devi decidere che cosa, per te, porta al conflitto. Lo porta forse l'ignoranza, così da volerla sconfiggere entrando negli Eruditi? O è forse la codardia, che ti porta ad affrontare la morte con gli Intrepidi? O lo è forse l'arroganza, e la contrasterai assieme ai Pacifici. Ma se pensi che sia la menzogna, allora sarai dei Candidi. Se invece è l'avidità, la tua casa saranno gli Abneganti. Puoi sceglierne solo una, devi essere catalogato, inserito in un unico, singolo schema. 
E se non ti ritrovi in nessuno di essi, o se fallisci il test attitudinale, se un Eslcuso. Non ci sono sfumature di grigi, nel mondo di Beatrice.
Almeno, non per gli altri.
Lei è una sfumatura di grigio. Lei è una creatura incontrollabile, un po' Erudita, un po' Abnegante, un po' Intrepida. Ed al contempo non è nulla di tutto ciò. Lei è una Divergente.
In un mondo in cui non c'è spazio per la propria personalità, la propria individualità, Beatrice -da qui in poi Tris- sceglie di diventare Intrepida ed abbandonare la sua famiglia. Si allena fino a spezzarsi le ossa, scala grattacieli, salta sui treni e nasconde a tutti quel terribile segreto: non sono come voi.
Ma in un mondo così piccolo le differenze si vedono facilmente, ed è difficile tenerle nascoste anche se non puoi fidarti di nessuno.
Tris non è arrogante, anzi, alle volte è fin troppo vittimista. Inizia a tirare fuori la grinta quando capisce che il rimanere fuori dagli Intrepidi è il suo incubo peggiore. Smette di essere la "povera Tris" e tira fuori un'arsenale di armi che nemmeno i suoi compagni figli di Intrepidi sanno tirare fuori -e non che lei non sia figlia di Intrepidi, ma questo è puro spoiler. Please, forget it!
Veronica Roth scrive molto bene a mio dire, non tralascia molti dettagli importanti e sa come tenere la suspance. Fa sembrare Chicago una città molto più piccola, ma forse è proprio quello che vuole che pensiamo. Che ci sentiamo stretti in quattro piccole mura, come Tris.
Se posso darvi un consiglio, non guardate l'omonimo film. Se lo avete già visto, sapete probabilmente perché lo sto dicendo. Nel libro ci sono molte dinamiche a mio dire stupende che il film trascura di botto. Per cui, vi prego, leggete. E' da morire!
Non vedo l'ora di leggere i seguiti, e se me lo dovessero chiedere...non so se considerarmi un'Intrepida o un'Erudita. Divergente però no...
...e voi, che cosa siete?
AmyJay

martedì 7 aprile 2015

Rispetto al film, è un altro pianeta

Dopo aver letto Twilight, non potevo non darmi alla lettura del suo seguito: New Moon. E anche in questo caso rispetto alle recensioni ricevute in merito ho avuto molto da dissentire.
Innanzi tutto, c'è la descrizione straziante di un amore che pare essere finito, ma ha ancora tanto da dimostrare. E c'è la storia di un'amicizia, sull'orlo di qualcosa di più, bloccata dal recente passato. Adoro, poi, il modo in cui l'autrice ha inserito i riferimenti a "Romeo e Giulietta", esempio calzante del rapporto tra i due protagonisti del precedente capitolo. I personaggi dei Volturi e di Carlisle sono molto meglio descritti che nel film, e soprattutto si scopre la vera storia del "padre" di Edward. 
Ho trovato straziante, davvero, il fatto che ne libro dopo che Edward lascia bella ci siano quattro pagine con solo i nomi dei mesi...altro che scena roteante dell'attrice davanti alla finestra mentre il paesaggio dietro cambia. Questo mi ha fatto stramazzare il cuore a terra, ed ho pianto almeno mezza giornata. E Jacob...beh, Jacob è diversissimo dal film. E su di lui e su Bella ho cambiato idea 25 volte nell'arco di 5 capitoli. L'ho accusata di usarlo, di esser euna puttana; poi l'ho perdonata, le ho detto che sarebbe andato tutto bene e di fare pace con lui; dopo la trasformazione, spaventata, mi sono messa dalla parte di Edward dicendole di starle alla larga -sì, parlo con i personaggi dei libri. E' terribile, me ne rendo conto!-. E poi, alla fine, mi sono detta che...basta aspettare il quarto libro per sapere come finisce. Per entrambi.
L'ho trovato scorrevole, avvincente, mozzafiato. E rispetto al film è davvero meraviglioso, consiglierei a tutti di leggerlo.
Ps: non faccio recensioni su "Eclipse" e su "Breaking dawn" per il semplice fatto che non mi hanno coinvolta tanto quanto i primi due. Li ho letti e sono comunque belli, la storia fila eccetera, ma avrei davvero poco da scriverci. Anche questa recensione non è delle più lunghe. In generale, come saga mi è piaciuta!
Amy

Non giudicare un libro dalla copertina (di cui altri lo rivestono)

All'inizio anche io ero un'anti twilighter: non amavo l'idea che la virile immagine del vampiro di Bram Stoker venisse distrutta da una "fatina sbrilluccicosa" come Edward. Poi, a dispetto dei pregiudizi, mi sono fatta prestare il libro e l'ho letto.
Ed ho pianto.
Ho riso.
Ho sentito tutte le sensazioni che sa dare.
E me ne sono innamorata.
Innanzi tutto, consiglio a chi ancora non l'ha letto di non prestare la minima attenzione al film: la Bella cinematografica a mio parere non ha nulla a che vedere con la Bella del libro. La ragazza di cui io ho letto è un'anima gentile, quasi principesca. E come ogni principessa, è disposta a fare di tutto per il suo amore, incondizionato, verso il suo cavaliere (oscuro).
Adoro il modo in cui la mente di Bella rimugini, come quella di ogni adolescente della sua età, e si soffermi con molta più maturità della sua età su temi più profondi. Adoro come l'autrice descrive, aiutata dal parlare in prima persona, i minimi dettagli di ogni situazione. Io che non amo molto le descrizioni in genere, in questo caso le ho trovate coinvolgenti. Adoro anche il suo stile per cui, in determinati passaggi, lascia un pathos molto forte.
Certo, la storia è piuttosto banale: lei ama lui, lui ama lei, l'amore è contrastato eccetera. Ma, hei, per citare una nota serie televisiva americana: un libro non può essere interessante se parla di una storia d'amore in cui tutto è perfetto, di passeggiate al parco e dolci conversazioni guancia a guancia. Un libro è interessante se parla di un amore in cui tutto va contro di esso. E poi, se posso dire, il personaggio di Jacob nel primo libro è davvero tanto, tanto, tanto marginale...il che fa supporre che nella versione cinematografica abbiano tentato di dargli più un tono per far emergere l'attore, più che il personaggio.
In ogni caso, spezzo con convinzione una lancia a favore di questo libro. Più di una. E' bello, avvincente, e molto romantico.
Super consigliato alle donne che credono che il principe arriverà, anche se sarà più un bel tenebroso su una (bella)automobile che un eccentrico damerino su un cavallo bianco.
Amy

mercoledì 25 marzo 2015

Hunger Games (La trilogia)- Suzanne Collins



Chi di voi avrà, anche solo per sbaglio, sentito parlare degli Hunger Games?
Quanti tra quest’ultimi ha mai sentito parlare di Battle Royale?

Che la Collins, autrice della popolarissima saga di Hunger Games, si sia ispirata proprio a Battle Royale sembra ai più evidente; mentre per quanto mi riguarda non tratterò l’ipotesi di plagio, sostenuta da alcuni, piuttosto volevo analizzare il mondo post-apocaliptico creato dalla stessa.
Partendo dal principio, dovete scusare questo piccolo gioco di parole, la trama è piuttosto semplice: Katniss Everdeen, sedicenne protagonista della trilogia, vive con la madre e la sorella Primrose nel distretto dodici. Il nuovo governo si basa sul terrore praticato dalla capitale, caso vuole si chiami… ora che si è creato il giusto pathos, lo posso dire: Capitol City.
Il centro nevralgico della città stessa è rappresentato dal cattivissimo presidente Snow, che come ogni buon cattivo da rispettarsi ha un suo animale guida, a cui assomiglia terribilmente: un serpente; anche questa non ve l’aspettavate, scommetto!
Ad ogni modo Capitol City per affermare il suo dominio su tutta Panem e i dodici distretti decide di regalare al pubblico un po’ di divertimento attraverso un reality: così come i munera gladiatoria stavano al popolo romano, così gli Hunger Games stavano agli abitanti di Capitol City. Esattamente come guardare i tentativi di sopravvivenza dello star system italiano nell’isola dei famosi e chiedersi perché lo fanno. La differenza sostanziale credo siano i soldi, ma questo è più o meno lo stesso movente dei favoriti dei distretti uno e due.
Forse è il caso di fare un passettino indietro e di focalizzarci sul vero punto della trama, il triangolo amoroso in cui si ritrova la nostra protagonista che per ben due libri sostiene di non voler stringere legami amorosi…per una che non vuole un ragazzo averne due deve essere un vero tormento.
Chi scegliere tra il migliore amico Gale, famoso casanova del loro distretto, e il timido Peeta Mellark da sempre innamorato di lei, che le ha perfino salvato la vita lanciandole delle pagnotte di pane che aveva fatto cuocere leggermente più del dovuto, anche se le conseguenze sarebbero state un paio di sberle da parte della madre?
Una scelta difficilissima per la giovane, il cui punto di vista è unico e fuorviante. Capisco che le condizioni in cui viva con la sua famiglia non sia delle migliori, ma potrebbe fare a meno di lamentarsi di ogni ramoscello sul suo cammino insomma.
La critica che mi sentirei di fare all’autrice in questo momento è: perché? Perché un punto di vista unico, per di più di una come Katniss, che diciamocelo…non è proprio miss simpatia?
Sarebbe stato più interessante ed esauriente spostare il narratore di tanto in tanto, anche durante i giochi, vedere solo Katniss che si arrampica sugli alberi non è emozionante. Volevi ricreare l’atmosfera dei giochi all’ultimo sangue dell’antica Roma? Non ti piace Roma, allora preferisci Battle Royale? Allora mostra il sangue come si deve, mostra il gruppo dei favoriti, ad esempio. Altrettanto vero è, però, che di libri per adolescenti o young adults si tratta; quindi non condanniamo la povera Collins per questo!
Trovo molto interessante proprio il contorno entro cui si svolgono tutte queste situazioni: a partire dal motivo per cui vengono creati gli Hunger games, di come la gente di Capitol City, avvezza a ogni tipo di lusso, non si intenerisca di fronte a bambini costretti ad ammazzarsi solo per una guerra combattuta settantaquattro anni prima e di cui non hanno alcuna colpa. Vi sembrerà strano che io abbia usato il termine bambini, ma in effetti di questo si tratta. Il reality prevede, infatti, che ogni distretto dia ogni anno due tributi, uno maschio e uno femmina tra i dodici e i diciotto anni, e che questi combattano tra loro fino ad avere un unico vincitore.
Da qui ci ricolleghiamo alla trama, la nostra Katniss non sembrava proprio destinata ad essere estratta per questi giochi, ma la sorellina Prim che aveva una sola possibilità su cento di essere estratta lo è stata. Katniss dunque, per amor di sua sorella si offre volontaria al suo posto, e indovinate un po’: chi sarà scelto come tributo maschio? Ebbene, il povero Peeta, che nessuno della sua famiglia sembra amare, per cui i suoi fratelli più grandi hanno deciso di non immolarsi.
Il resto della trama ve lo risparmio poiché suppongo che per sommi capi la sappiate già, nel caso contrario c’è sempre internet: http://it.wikipedia.org/wiki/Hunger_Games_%28serie%29. L’idea della Collins, per quanto non brilli di originalità, mi è molto piaciuta per il mondo di contorno attorno cui ha sviluppato le vicende.
Ribaltando questo mondo sul nostro possiamo notare delle facili somiglianze con la politica attuale, ma anche con quella del passato. Si può dire che l’autrice abbia voluto trasmettere qualcosa al pubblico verso cui è rivolta la sua opera, che in fondo non è tanto male. Insegna qualcosa, per quanto la bontà dei protagonisti sia stucchevole, nella realtà nessuno è così buono, ma nei libri tutto è possibile.
Il terrore in ogni caso non è la migliore arma di governo, se basta una ragazza per fomentare una rivolta.
Ergo, se qualcosa non ci piace del mondo in cui viviamo possiamo provare a cambiarlo, anche nel proprio piccolo si può fare molto.

Buoni settantaseiesimi Hunger Games a tutti!

venerdì 13 marzo 2015

Thank for the memories

Il piccolo popolo dei grandi magazzini.
Il colore della magia.
La luce fantastica.
Stregoneria.
L'arte della magia.
Sorellanza stregonesca.
Eric.
Morty l'apprendista.
Streghe all'estero.
Streghe di una notte di mezza estate.
Il tristo mietitore.
Stelle cadenti.
All'anima della musica!
Tartarughe divine.
A me le guardie!
Uomini d'arme.
Piedi d'argilla.
Un cappello pieno di stelle.
Maledette piramidi.
Il prodigioso Maurice e i suoi geniali roditori.
Buona Apocalisse a tutti!

Me ne manca qualcuno,
ora mi manchi anche tu.

sabato 10 gennaio 2015

Nessun dove - Neil Gaiman

Cambiamo genere, dimentichiamoci dell'amore per un po', che poi tanto male non fa.
Ho scoperto questo libro un po' per caso. Un amico - mi piace definirlo tale - lo ha definito uno dei suoi libri preferiti, o comunque uno di quelli che gli piacerebbe consigliare a più o meno chiunque.
Sono contenta di essermi fidata, e di esserlo andata a cercare. È un libro piuttosto conosciuto, ho scoperto, facilmente reperibile nelle biblioteche della mia città. Facile, mi sono detta. Proviamoci.
Pensavo di non aver mai letto nulla dell'autore, che invece si è rivelato un conoscente alla lontana. Non ho letto Sandman, lo ammetto, ma avevo letto Buona Apocalisse a tutti, il romanzo scritto con Terry Pratchett.
Ma Nessun dove è stata davvero una rivelazione: questa mattina ho salutato a malincuore i personaggi che avevano popolato quella che lui chiama Londra Sotto, e già mi mancano. Come se fossimo cresciuti insieme; come se in quel viaggio li avessi accompagnati anche io.
È questo che ho sempre amato della lettura: la capacità di un autore di farti camminare su quelle stesse strade che lui trasporta dalla sua fantasia al libro stampato.
E ora sono qui, davanti a questa tastiera, e so già che mi mancherà Porta, la ragazzina protagonista della storia insieme a Richard, uno dei migliori antieroi della letteratura da me conosciuta.
Quando ti ritrovi davanti ad un bel libro, ti ritrovi quasi disposta a crescere.
Se crescono loro, pensi, posso sempre farlo anch'io.